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Matteo Gracis è l’autore del libro “Canapa, una storia incredibile”, uscito lo scorso aprile. Giornalista, direttore della rivista “DolceVita”, Gracis è uno dei massimi esperti italiani della cultura della canapa. Il rapper J-Ax invece, da anni si spende per la lotta contro il proibizionismo e nell’ultimo periodo ha anche aperto Mr. Nice: un negozio di cannabis light a Milano. Giovedì scorso le sezioni unite della Cassazione hanno stabilito che vendere cannabis light è un reato. Insomma, una sentenza che colpisce gli esercenti. In molti però, hanno deciso di resistere, altri, invece, di chiudere. Tra questi c’è proprio J-Ax. «Preso atto della stringata informazione provvisoria della Corte suprema di Cassazione, Mr. Nice store ha deciso, al fine di evitare indebite speculazioni, di astenersi, per il momento, dalla vendita dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa», si può leggere in un cartello affisso sulla saracinesca del negozio.

Un passo indietro che non è piaciuto allo stresso Gracis, che si scaglia contro la decisione del rapper milanese. «L’apertura di un cannabis store da parte di un personaggio come J-Ax è prima di tutto un atto politico di grande significato per la battaglia contro il proibizionismo», dichiara. «Basta una sentenza della Cassazione e si tira indietro. L’antiproibizionismo non funziona così. In un momento come questo, la presenza di una figura come quella di J-Ax è fondamentale e Mr. Nice era un punto di riferimento per tutte le altre attività. Allo stesso tempo, il rapper avrebbe tutte le risorse economiche necessarie per intentare una battaglia legale», conclude Gracis.

Punti fermi e chiarezza

Insomma, si tratta di una sentenza che crea confusione e paura, in un settore che avrebbe bisogno di punti fermi e di chiarezza. In particolare, i giudici della suprema corte hanno stabilito che i prodotti derivanti dalla cannabis, non sono privi di efficacia drogante, anche se rientrano nella soglia che va dallo 0,2% allo 0,6% di Thc. In realtà, la letteratura scientifica e gli esperti (insieme a diverse sentenze sull’argomento), individuano la soglia di tolleranza non oltre lo 0,5%. «Dunque con la propria pronunzia la Corte di Cassazione fa rientrare dalla finestra ciò che ha fatto uscire dalla porta solo sulla base di un ragionamento di pura apparenza, fondato su un’interpretazione restrittiva della Legge 242/2016 (che regolamenta la coltivazione della cannabis, ndr)», riporta la stessa rivista DolceVita.

Allo stesso tempo, secondo lo stesso Gracis, “I giudici non hanno stabilito cosa sia privo o meno di efficacia drogante, si sono limitati a dire che è consentito commercializzare quei prodotti privi appunto di tale efficacia. Vien da sé che la cannabis light, si può ancora commercializzare, in quanto il suo bassissimo principio attivo, la rende totalmente priva di effetto drogante”. Infine, gli effetti della sentenza si faranno sentire soprattutto per i negozi monoprodotto e non per i negozi di settore in genere, che riusciranno comunque a lavorare. In generale, nel peggiore dei casi, la cannabis light verrà venduta con più limitazioni, magari con una presenza di Thc pari allo 0,2%.

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Il settore della cosiddetta “marijuana legale” è in forte espansione, ma con alcuni punti critici: «Prima di tutto, è necessario colmare il vuoto normativo. La cannabis light deve essere consentita anche per uso umano e non solo per uso tecnico. In questo modo, riesci a regolamentare al meglio la produzione: ad esempio, puoi evitare l’utilizzo di diserbanti». Spiega lo stesso Gracis. L’aspetto positivo invece, si può individuare proprio nella diffusione della cannabis light. Secondo il giornalista, «in Italia, sta crescendo l’attenzione nei confronti della cannabis. Tutto questo, grazie alla diffusione della sua versione light, che intendiamoci, è come la birra analcolica, però, l’effetto è proprio questo. Nonostante la politica, la cultura antiproibizionista sta avendo un ruolo sempre più importante nel nostro Paese».

Insomma, la chiave di volta sembrerebbe essere proprio la cultura della canapa. «L’opinione pubblica è molto più avanti della classe politica. Soprattutto su questo argomento. I partiti più proibizionisti, si stanno rendendo conto che anche all’interno del loro elettorato, ci sono molte persone che ritengono la lotta alla cannabis, una battaglia folle», conclude Gracis.





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