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L’incredibile successo di Bohemian Rhapsody, che è stato riconosciuto come il biopic di maggiore successo di tutti i tempi, ha puntato nuovamente i riflettori sulla leggendaria band un tempo guidata da Freddie Mercury, portando nuovamente alla ribalta la loro produzione musicale.

Ma da cosa deriva il potere della musica dei Queen? A spiegarlo è stato Brian May, intervistato da Guitar World.

Il chitarrista dei Queen ha rivelando che la forza creativa della band derivava dalle continue tensioni tra i membri del gruppo: quattro forti personalità, quattro talenti decisamente diversi tra loro che tiravano in direzioni diverse. Certo, questo significava anche che erano sempre sull’orlo della rottura.

May ha raccontato: “Le canzoni sono il pilastro principale, ma questa è un’area molto complessa. Quelle canzoni sono nate durante periodi di stress. Siamo stati molto fortunati ad avere una forte combinazione di personalità, ma penso che siamo sempre stati sul punto di scioglierci. Stranamente, è proprio da questo che abbiamo tratto le nostre forze, perché andavamo in direzioni diverse. Abbiamo avuto quattro diversi talenti tra noi“.

Poi il chitarrista ha anche ricordato quali fossero le principali fonti d’ispirazione dei Queen, ricordando che i Beatleshanno costruito la loro Bibbia per quanto riguarda la composizione musicale, l’arrangiamento e la produzione“. In particolare rivela che “White Album” (con questo nome è conosciuto il nono album dei Beatles pubblicato nel 1968) rappresenta il catalogo completo di come si dovrebbe usare uno studio per fare canzoni. In particolare due brani tratti da questo disco (“Happiness Is a Warm Gun” e “Dear Prudence“) sono “esempi lampanti di come la musica possa essere come dipingere un quadro su una tela”.

In un certo senso“, aggiunge il chitarrista, “i Beatles non avevano il peso di dover suonare le canzoni dal vivo. Noi ci siamo appassionati a costruire roba in studio ma anche a farla vivere sul palco“. 

Durante l’intervista Brian May ha ricordato anche dei momenti molto personali e di quanto sia stato difficile per lui diventare un chitarrista professionista. I primi tempi suonava di nascosto, perché “suonare la chitarra era considerato immorale“.

Il momento più difficile fu quando raccontò a suo padre quali fossero le sue intenzioni: “era violentemente contrario“, ricorda May. “Aveva il cuore spezzato per il fatto che io stessi considerando di rinunciare a tutto ciò che lui pensava che avrebbe assicurato il mio futuro e tutto ciò per cui lui aveva fatto sacrifici per me. È stato un momento denso di emozioni e ci siamo parlati a stento per circa un anno e mezzo”.





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