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«Non era previsto un disco, ma non volevo arrivare sul palco a mani vuote, come un artista a fine carriera che si regge soltanto sul repertorio. Cercavo pezzi con un immediato riscontro da dancefloor, roba che balli subito, anche perché non pensavo di pubblicarli prima degli spettacoli». Jovanotti si è visto nascere e crescere fra le mani, in parallelo al progetto del tour sulle spiagge di quest’estate (debutto il 6 luglio a Lignano), «Jova Beach Party», un ep di 7 brani inediti.

In ogni canzone una collaborazione: il guru Rick Rubin che ha prodotto l’ultimo album «Oh, Vita!»; l’importatore della trap Charlie Charles; Dario «Dardust» Faini, autore pop e anima elettronica; un pezzo di storia della consolle come Dj Ralf; i peruvian-milanesi Cacao Mental; il duo elettronico Ackeejuice Rockers e Paolo Baldini Dubfiles. «Non avevo la concentrazione necessaria per chiudere dei pezzi . Quando ho chiesto aiuto la linea guida è stata questa: “Devi pensare che questo brano finirà in una tua playlist o in un tuo dj set”».

Denominatore comune, la voglia di far ballare, su ritmi diversi: dance, funk, rock, latin,reggae/dancehall. «Non lo considero un album, è più un progetto come Grindhouse fu per Tarantino e Rodriguez dove la collaborazione ha un grande valore. Queste canzoni saranno la colonna sonora del party: alcuni brani nel mio set, altri in quelli degli ospiti che saranno fra gli oltre 60 presenti nelle date».

Non sarà un concerto nel senso tradizionale. «Voglio rompere la liturgia, come quelli che portavano le chitarre in chiesa negli ani 70. Il mio imprinting è la consolle: quella sarà il cuore del palco con un giradischi e la strumentazione elettronica che mi permetterà di mischiare dj set e i suoni della mia band. Alla fine questo è quello che so fare meglio».

In copertina Jova è al voltante di una spider cabrio vintage: «Un po’ Riccione e un po’ California. È come una macchina del tempo: evoca le estati sognate nell’adolescenza, anche se non avevo una vettura del genere, e allo stesso tempo guarda avanti». Nella stessa direzione di quella «Nuova era» del singolo, un amore che parte ma anche una voglia di libertà più ampia. Ci vuole ottimismo per pensarla così in un’epoca dove ci si divide e si litiga su tutto. Nel nuovo episodio registrato per la radio-app dedicata al Beach Party, si definisce militante dell’ottimismo.

«In questo momento ci vuole. Lo scontro adesso non è più ideologico, o lo è in maniera nuova. Vedo che si confrontano cinismo e pigrizia da una parte e voglia di crederci ancora dall’altra. È un disco politico perché in questo momento l’allegria è politica. Ho una figlia di 20 anni e dentro di me c’è un altro ventenne: sentiamo di vivere in un’epoca ricca di potenzialità, dall’ambiente all’intelligenza artificiale, che ancora non conosciamo. Sta finendo non il mondo, ma un mondo vecchio. Siamo al centro di una mutazione profonda».

Nel programma dice anche che dedicherebbe «Festa» a Mattarella o a Pertini «che era un figo» e che lui ricorda come simbolo della nuova era, la fine degli anni di piombo, simboleggiata dalla vittoria ai Mondiali. Il brano per Salvini, invece? «Quando scrivo non penso di dover piacere a lui, non devo sedurlo musicalmente. Non perché non l’ho votato, ma perché a lui piace tutto: da Guccini all’arco intero del pop».

7 giugno 2019 (modifica il 10 giugno 2019 | 17:15)

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