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La Rai e la musica classica: domenica sera il servizio pubblico ha voluto strafare. Su Rai3, dal Teatro Verdi di Busseto, andato in onda Che storia la musica con Ezio Bosso, mentre su Rai5 e Radio3 la Filarmonica della Scala, diretta dal maestro Riccardo Chailly, ha proposto la Sinfonia n. 9 in mi minore di Antonn Dvork e un grande tributo a Nino Rota. La Rai si fa concorrenza da sola su un argomento cos delicato? In realt, questa offerta contemporanea ci aiuta a capire il rapporto non facile fra musica alta e televisione. Per andare su una rete generalista, Bosso ha dovuto creare un piccolo evento, invitando alcuni volti noti (Enrico Mentana, Luca Bizzarri, Nicoletta Mantovani, Alfonso Signorini, Alessandra Facchinetti, Roby Facchinetti, Gino Strada…) con i quali condividere i suoi pensieri su Ludwig van Beethoven o Giuseppe Verdi (amorevolmente chiamato Peppino). La musica, eseguita dall’orchestra della Europa Filarmonica e la chiacchiera, in un curioso processo di narrativizzazione.

Bosso si messo in gioco, in prima persona, con l’idea di fare la musica insieme e non nascondendo la sua grande fatica a dirigere e nel contempo a condurre un programma televisivo. Tanto che Mentana si commosso e rimasto senza parole (battuta!). Pi tradizionale il concerto in piazza Scala, a parte la maestosit dell’evento e la partecipazione di moltissime persone. Il problema principale da affrontare (come servizio pubblico) riguarda il ruolo didattico che la tv intende svolgere nei confronti della musica classica: deve limitarsi a trasmettere i grandi eventi (tipo Scala) oppure impegnarsi a far capire al pubblico il valore di un’offerta inusuale? E chi pi didattico tra Bosso e Chailly? La narrativizzazione della musica il modo migliore per capirla o serve altro? Dove si nasconde la vera musica, che sa far ridere e all’improvviso ti aiuta a piangere? (cit.)

11 giugno 2019 (modifica il 11 giugno 2019 | 08:00)

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