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Nel 2008 un terribile incendio scoppiò negli Universal Studios di Hollywood, distruggendo materiale cinematografico di grande valore. In realtà, le fiamme arrivarono ad avvolgere anche il Building 6197, ossia quello dove erano conservati i master della Universal Music Group, dunque ci furono grossi danni anche al materiale musicale, ma la loro entità non era mai stata chiarita, almeno fino a oggi.

Il New York Times, infatti, ha deciso di far luce una volta per tutte su questa storia aprendo un’inchiesta che rivela particolari terribili: a quanto pare, l’incendio avrebbe distrutto oltre 100mila master, causando la perdita di circa 500mila titoli, ancora ignoti. Gli autori dell’indagine, però, sono riusciti a scoprire i nomi degli artisti la cui musica sarebbe andata perduta per sempre; si tratta di grandi band e artisti rock come Eagles, Aerosmith, Nirvana, Soundgarden, Guns N’ Roses, Nine Inch Nails, Iggy Pop, Eric Clapton, Police, Tom Petty, Lynyrd Skynyrd, Sonic Youth, No Doubt, Sting, R.E.M., Hole, Elton John e Sheryl Crow.

Altri artisti che avrebbero subito la perdita dei propri master sono: Steely Dan, Tupac Shakur, Beck, Louis Armstrong, Duke Ellington, Al Jolson, Bing Crosby, Ella Fitzgerald, Judy Garland, Billie Holiday, Chuck Berry, Aretha Franklin, John Coltrane, Count Basie, Ray Charles, Sammy Davis Jr., Les Paul, Fats Domino, Loretta Lynn, B.B. King, Quincy Jones, Burt Bacharach, Joan Baez, Neil Diamond, Sonny and Cher, The Mamas and the Papas, Joni Mitchell, Cat Stevens, Jimmy Buffett, Don Henley, Barry White, Yoko Ono, Janet Jackson, Queen Latifah, Mary J. Blige, Snoop Dogg, Eminem e tantissimi altri musicisti meno famosi.

Prima dell’inchiesta del New York Times, già nel 2008 Deadline aveva provato a scoprire la verità sull’incendio e sulla gravissima perdita di materiale per il mondo della musica, ma un portavoce della Universal aveva smentito tutto, dichiarando addirittura che la casa discografica non aveva affatto subito perdite. Nel 2009 è stato poi reso noto un dossier riservato nel quale l’etichetta stimava la perdita di circa 500mila canzoni.

Come accade spesso in casi del genere, la verità è stata insabbiata e a rivelarlo adesso al giornale della Grande Mela è stato Randy Aronson, ex dirigente della UMG: “L’azienda sapeva bene che sarebbe stato uno shock e che sarebbe scoppiato uno scandalo se la gente avesse scoperto come stavano davvero le cose – ha spiegato – così hanno fatto un lavoro eccezionale per mantenere tutto sotto silenzio. È un segreto del quale mi vergogno di aver fatto parte”.

Forse non tutti sanno che i master sono i supporti fisici multitraccia sui quali viene registrato il materiale prodotto in studio: queste registrazioni sono indispensabili per rimasterizzare con le nuove tecnologie i lavori in studio di anni e anni fa. Considerando che al giorno d’oggi va molto di moda pubblicare edizioni celebrative dei grandi album del passato, senza questi master gli artisti non potranno più accedere alle registrazioni e ai mixaggi originali dei loro pezzi. Oltre a questo, resta la perdita di materiale dal grande valore anche storico e artistico.

Se questa notizia riesce a lasciare gli appassionati di musica a bocca aperta, figuriamoci cosa staranno provando le star in questo momento. Nelle ultime ore sono arrivate le prime reazioni da parte di alcuni artisti che, ovviamente, non sapevano che probabilmente hanno perso parte della loro musica in quell’incendio. Le Hole, ad esempio, hanno fatto sapere a Pitchfork tramite un portavoce che, appunto, hanno appreso la notizia della presunta distruzione dei propri master solo attraverso la stampa.

I R.E.M. hanno pubblicato un comunicato su Twitter: “Stiamo ricevendo messaggi da parte di molte persone che sono preoccupate a causa dell’articolo del New York Times sull’incendio di 11 anni fa alla Universal – si legge nel post – stiamo cercando di ottenere maggiori informazioni per scoprire cosa è accaduto e i danni alla musica della nostra band, nel caso in cui ci fossero stati davvero. Vi faremo sapere maggiori dettagli appena possibile”.

Krist Novoselic di fronte a questa notizia è apparso piuttosto dispiaciuto com’è normale che sia: “Credo che i master originali di Nevermind siano andati perduti per sempre”, ha scritto su Twitter rispondendo ai fan che gli chiedevano notizie.

Per gli Steely Dan, invece, ha parlato il manager Irving Azoff, che non è uno sprovveduto, avendo lavorato per una vita nell’industria discografica americana: “Sapevamo che i master originali erano stati dati per persi ormai molto tempo fa, ma non ci è mai stata data una spiegazione plausibile. Probabilmente sono andati bruciati in questo grande incendio, di certo è un tesoro perduto”.

Questlove, il batterista del gruppo hip-hop Roots, ha commentato in maniera sarcastica, senza nascondere la sua amarezza: “A chi si chiedeva perché non abbiamo ripubblicato Do You Want More e Illdelph Halflife, ora sapete il perché”. Gli altri artisti coinvolti, per il momento, sembrano non voler commentare la vicenda o forse vogliono solo vederci chiaro prima di esprimersi in merito.





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